Studio Legale
Avvocato Bertazzi
                      

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Introduzione

Separazione e divorzio rappresentano gli estremi rimedi ad una situazione insanabile di crisi della coppia.
Salvo i casi previsti dalla legge, la separazione è una fase intermedia che precede necessariamente il divorzio il quale rappresenta l'ultimo capitolo nel processo che porta al definitivo scioglimento del vincolo matrimoniale.
La separazione consiste nell'autorizzazione del tribunale a vivere separatamente. E' una condizione transitoria che non comporta lo scioglimento del vincolo matrimoniale il quale si verifica solo se, dopo tre anni dalla separazione, la coppia decide di divorziare.
Il divorzio comporta lo scioglimento del vincolo matrimoniale. Viene, anch'esso, dichiarato dal tribunale e non fa venire meno alcuni obblighi di assistenza (generalmente di natura economica) tra gli ex coniugi e, soprattutto, dei coniugi nei confronti dei figli.
L'intervento del tribunale in entrambe le procedure ha lo scopo di esercitare un sorta di controllo sulla legittimità ed opportunità di alcune delle scelte (spesso molto importanti) che la coppia è chiamata ad operare in tali procedure, soprattutto se tali scelte riguardano, in qualche modo, dei figli minorenni.


La separazione

Con il termine separazione ci si riferisce sia alla procedura che si svolge innanzi al tribunale sia alla condizione dei coniugi all'esito della procedura stessa.
Quanto alla condizione di separati: si tratta di uno "status giuridico" in cui si trovano i coniugi a seguito dell'autorizzazione del tribunale.
La separazione non implica lo scioglimento del vincolo matrimoniale: i coniugi separati restano, a tutti gli effetti, sposati con pienezza di reciproci obblighi e con la sola differenza che:
- sono autorizzati a vivere separatamente (anche se non sono obbligati a farlo);
- i loro rapporti economici e quelli con i figli minori sono disciplinati dalle regole contenute nel c.d. verbale di omologa ovvero nel provvedimento del tribunale che autorizza le parti a vivere separatamente.
Solo dopo tre anni dalla separazioni le parti potranno ripresentarsi innanzi al tribunale per chiedere il divorzio ovvero che il tribunale dichiari lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale. Peraltro, le arti separate potranno sempre ripensarci e "tornare a vivere insieme" senza necessità di provvedimento od autorizzazione alcuna da parte del tribunale.


Separazione consensuale e giudiziale

Quando i coniugi riescono ad accordarsi sulle condizioni che disciplinano la separazione senza che il tribunale sia chiamato a decidere per loro allora si parla di separazione consensuale. Nel caso di separazione consensuale il tribunale si limita a controllare che le regole concordate dai coniugi siano lecite. Il controllo è più penetrante laddove la coppia abbia anche dei figli minori. In tal caso il tribunale controlla che gli accordi dei coniugi tutelino nel miglior modo possibile la prole.

Quando, invece, i coniugi non raggiungono un accordo e il tribunale non ha più una funzione di controllo ma è chiamato a decidere le condizioni che regoleranno i rapporti tra i coniugi separati, allora si parla di separazione giudiziale. La separazione giudiziale è definita così perché si tratta di un vero e proprio giudizio dove parti contrapposte sostengono tesi contrapposte (come in una causa ordinaria ovvero anche cercando di provare fatti e circostanze a mezzo di testimoni, documenti ecc.) sulle quali in tribunale è chiamato a pronunziarsi.

Le ragioni che militano a favore della separazione consensuale sono numerosissime, fra le tante citiamo:
- è meno traumatica, soprattutto, per eventuali figli ma anche per amici e parenti;
- i coniugi sono costretti, con la mediazione dei rispettivi avvocati, a dialogare e confrontarsi;
- gli accordi tra le parti sono sempre più soddisfacenti delle soluzioni imposte dal tribunale;
- è più economica (anche fisicamente) sia prima che dopo;
- è molto più veloce.


Il divorzio

Il divorzio è lo scioglimento del vincolo matrimoniale (mentre la separazione, come già detto, è una tappa intermedia che consiste unitamente nell'autorizzazione del tribunale a vivere separatamente). Si dice anche che il divorzio comporta la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Tuttavia, divorzio non significa venir meno di ogni dovere nei confronti dell'altro coniuge né, tanto meno, dei figli. Infatti anche in occasione del divorzio vi è un regolamento che disciplina diritti e doveri dei coniugi (sotto il profilo economico). Come nel caso della separazione questo "regolamento" può essere concordato dalle parti o - nel caso di divorzio giudiziale - viene stabilito dal tribunale all'esito di un procedimento contenzioso ove i coniugi assumono la veste di "parti".


Il ruolo dell'avvocato nella separazione e nel divorzio

Occorre una piccola premessa: mentre nella separazione giudiziale e nel divorzio l'assistenza dell'avvocato innanzi al tribunale è obbligatoria, nella separazione consensuale i coniugi possono fare tutto da soli. Uno dei campi nei quali il ruolo dell'avvocato è più delicato è senz'altro quello delle controversie legate alla famiglia. Spesso la materia viene considerata con superficialità, come se si trattasse di una banale lite condominiale. Frequentemente gli animi sono esasperati ed i coniugi tendono a trasformare l'occasione nello strumento per consumare le proprie vendette. Sovente chi dovrebbe aiutare i coniugi a trovare una soluzione finisce con il farsi coinvolgere perdendo il ruolo di soggetto chiamato a risolvere i problemi e trasformandosi in "parte", radicalizzando il conflitto e facendo venire meno ogni possibilità di soluzione dignitosa.
Per ovviare a questi problemi occorre l'assistenza di un professionista, non solo per assistere i coniugi nell'eventuale fase innanzi il tribunale (separazione o divorzio) ma anche allo scopo di individuare le soluzioni più corrette e per adoperarsi affinché separazione e divorzio avvengano dignitosamente e nel modo meno traumatico possibile. Tutto questo richiede una complessa attività da parte dell'avvocato che si proponga anche come mediatore, il quale oltre a conoscere bene gli aspetti giuridici della materia dovrà avere anche avere la sensibilità che la situazione richiede. La disponibilità a mediare e la volontà di trovare soluzioni concordate non deve essere interpretata come indisponibilità dell'avvocato a "combattere" (anche duramente) in sede giudiziaria o nelle trattative con l'eventuale controparte e chi l'assiste.
Esistono, inoltre, situazioni in cui uno dei due coniugi è la parte debole o, comunque, subisce il tentativo dell'altro di imporre arbitrariamente soluzioni ingiuste. In queste circostanze, valutata l'impossibilità di accedere a soluzioni concordate, l'avvocato dovrà abbandonare il ruolo di mediatore e tutelare, senza dubbi e tentennamenti, gli interessi della parte assistita. Sempre pronto, però, a cogliere ogni opportunità nell'interesse di entrambi i coniugi.